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28 luglio 2009

Argentavis magnificens, gigantesco predatore volante

Aggirarsi sei milioni di anni fa tra le vaste praterie argentine a ridosso dei contrafforti andini doveva essere uno sport alquanto pericoloso. Quelle terre erano infatti dominate dal più grande uccello volante finora scoperto, il cui nome scientifico, Argentavis magnificens, vuol dire appunto “magnifico uccello argentino”. Ecco come lo descrive David A. Alexander, autore di uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista PNAS:
Approssimativamente 6 milioni di anni fa, in quella che ora è l’Argentina, un enorme uccello dominava la regione dalle Ande alle pampas. Immaginate un uccello con il corpo simile a quello di un condor, pesante quanto un essere umano e con un apertura alare vicina a quella di un piccolo aereo. Immaginate, ancora, che quell’uccello abbia un cranio lungo 55 cm, dotato di un enorme becco d’aquila, abbastanza grande da inghiottire un coniglio intero. Argentavis magnificens, il teratornite gigante, corrisponde a questa descrizione.
Le misure dell’Argentavis ricavate dai fossili analizzati sono a dir poco sbalorditive:
  • apertura alare: 5,8–8 m
  • superficie alare: quasi 7 m²
  • portata alare: circa 11,5 kg/m²
  • lunghezza: 3,5 m
  • altezza: 1,7–2 m
  • peso: 60–80 kg
  • velocità di volo: 70 km/h
  • fabbisogno quotidiano di cibo: 5-10 kg
Per confronto, basti pensare che i più pesanti uccelli volatori attualmente viventi sono la grande otarda, Otis tarda, e l’otarda di Kori, Ardeotis kori, i cui esemplari più grandi arrivano ai 20-21 kg di peso, mentre la media si aggira sui 12-13 kg. Dal punto di vista dell’apertura alare, l’uccello vivente più grande è l’albatro urlatore, Diomedea exulans, che può arrivare a 3,50 m, cioè meno della metà dell’Argentavis.

Questo straordinario predatore preistorico era così pesante che, secondo quanto pensano gli studiosi che ne hanno analizzato i fossili, doveva aiutarsi nel decollo sfruttando le pendenze montane e le correnti calde ascensionali. Era però un magnifico aliante naturale, in grado di lasciarsi trasportare per chilometri e chilometri dalle correnti. La struttura del becco e del cranio suggerisce che l’uccello fosse in grado di catturare e mangiare anche grosse prede vive, oltre alle carogne che costituivano probabilmente la sua principale fonte di sostentamento.

Una domanda sorge nel lettore non specialista: come mai oggi non abbiamo più uccelli volatori così grandi? La spiegazione risiede in parte nel cambiamento del clima. Sei milioni di anni fa, nel Miocene, il clima era in Argentina molto più caldo e secco di oggi. Ciò garantiva la presenza di correnti ascensionali sufficientemente potenti da consentire anche a un gigante come l’Argentavis di spostarsi nell’aria attraverso grosse distanze usando il volo planato.

Ricostruzione artistica di un Argentavis magnificens che scaccia dei marsupiali
dai denti a sciabola, per banchettare con la preda da loro cacciata

In bianco, le ossa fossili di Argentavis recuperate dai paleontologi,
sulle quali si basa la ricostruzione del resto dello scheletro

Dimensioni a confronto: l’apertura alare di un Argentavis paragonata a
quella di un grande rapace contemporaneo, l’aquila marina testabianca

Kenneth E. Campbell, uno degli scopritori di Argentavis, davanti a una
ricostruzione dell’uccello, nel Museo di Storia Naturale di Los Angeles


Riferimenti:

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