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05 agosto 2009

Meglio un relativista oggi che un fanatico domani

Spesso capita che il papa tiri in ballo il cosiddetto relativismo contemporaneo, che proprio non gli va giù. L’ultima occasione è stata l’udienza generale tenuta a Castel Gandolfo, in cui BenedettoXVI ha lanciato un affondo contro il relativismo, partendo da un paragone con il razionalismo, imperante ai tempi della Rivoluzione francese:
Se allora c’era la ‘dittatura del razionalismo’, all’epoca attuale si registra in molti ambienti una sorta di ‘dittatura del relativismo’. Entrambe appaiono risposte inadeguate alla giusta domanda dell’uomo di usare a pieno della propria ragione come elemento distintivo e costitutivo della propria identità. Il razionalismo fu inadeguato perché non tenne conto dei limiti umani e pretese di elevare la sola ragione a misura di tutte le cose, trasformandola in una dea; il relativismo contemporaneo – ha sottolineato Benedetto XVI – mortifica la ragione, perché di fatto arriva ad affermare che l’essere umano non può conoscere nulla con certezza al di là del campo scientifico positivo. Oggi però, come allora, l’uomo ‘mendicante di significato e compimento’ va alla continua ricerca di risposte esaustive alle domande di fondo che non cessa di porsi.
Il problema che le parole del papa pongono, per l’ennesima volta, è quello delle fonti del sapere: ovviamente, i cattolici, così come molti altri credenti di altre religioni, credono che la rivelazione divina sia una fonte di conoscenza, anzi la fonte di conoscenza per eccellenza. Purtroppo, però, dare piena fiducia ad un’autorità religiosa significa quasi sempre infilarsi dritti dritti in un labirinto di vincoli, divieti e spiegazioni del mondo basate su presupposti del tutto indimostrabili, i dogmi, o su semplificazioni inaccettabili, che nascondono l’ignoranza delle conquiste scientifiche sull’argomento (il caso della cosiddetta famiglia naturale è esemplare in proposito).

Quale deriva autoritaria possa nascere dall’elevare le credenze religiose a fonti normative del comportamento sociale ce lo dimostrano quotidianamente, se ce ne fosse bisogno, le notizie che arrivano dall’Iran, dove il potere politico garantito dalla religione, travestito da democrazia, fa e disfa i governi, reprimendo nel sangue la voglia di modernizzazione e di giustizia del popolo, soprattutto dei giovani e delle donne.

Ecco perché, di fronte ai richiami del papa a far prevalere le posizioni etiche della chiesa cattolica sui dubbi e sulle molte verità parziali del relativismo, io scelgo e continuerò a scegliere il relativismo, se questa parola rimane collegata – come a me sembra – a un’idea di società umana che pone a suo fondamento il rispetto delle scelte degli individui in fatto di comportamenti privati e filosofie di vita, anche quando queste scelte contrastano con i gusti e con gli orientamenti della maggioranza.

Sottoscrivo, perciò, la protesta del regista Almodovar contro l’idea fossilizzata di famiglia tradizionale, l’unica che le gerarchie cattoliche e i politici che si richiamano al cattolicesimo giudicano lecita e degna di essere sostenuta:
Da oltre vent’anni – dice il regista – faccio film in cui la famiglia è composta da un gruppo di persone, al centro delle quali c'è un piccolo essere, di cui tutti si occupano, un essere che amano e del quale soddisfano i bisogni, a prescindere dal fatto che il gruppo sia formato da genitori separati, travestiti, transessuali o monache malate di Aids. (...) Perché il Papa non esce per una volta dal Vaticano per andare a vedere com‘è fatta la famiglia di oggi? (...) è assolutamente pazzesco non voler riconoscere il modo in cui vivono milioni di persone. Le mie famiglie sono più reali di quelle del Papa perché non vivono secondo qualche dogma ma fanno i conti con i compromessi dell’esistenza.

Una posa provocatoria di Pedro Almodovar

Riferimenti:

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