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27 luglio 2012

Coppie e gay, il Vangelo tradito

DOCUMENTI Dario Fo, Il Fatto Quotidiano

Oggi in Italia stiamo vivendo un grande scontro sul problema delle unioni di fatto e sui matrimoni fra omosessuali. È risaputo che il comportamento sessuale dipende dalla diversa cultura di ogni popolo.

I Greci non disprezzavano gli omosessuali: verso di loro facevano qualche battuta, ma priva di acredine e soprattutto la loro diversità non era come oggi ritenuta immorale, fuor di natura. Basta prendere ad esempio Aristofane, di certo il maggiore autore di teatro satirico dell'antica Grecia (IV secolo): nelle sue commedie gli omosessuali non vengono mai trattati in scena con disprezzo o sgarbo; gli unici che alle volte vengono presi in giro sono i femminielli o gli eccessivi effeminati. Avanti ogni cosa non si giudicava mai un uomo o una donna per le sue preferenze sessuali, ma ognuno veniva considerato per i valori che aveva acquisito, per la sua tolleranza, la correttezza e per le sue qualità e soprattutto per la cultura che mostrava di possedere. Di poeti, grandi letterati, uomini di scienza le poleis elleniche erano stracolme, per non parlare degli architetti e degli scultori, degli strateghi e dei grandi guerrieri; però nessuno di loro veniva criticato per il fatto di amare persone del proprio sesso.


Del resto anche degli dei si narrava senza disprezzo dei loro amori con esseri dello stesso, eppure la loro varianza non aveva limiti, a partire da Giove che si invaghiva di fanciulli, maschi di tutte le razze e si dilettava a trasformare donne splendide in giovenche e lui stesso si tramutava in cigno e addirittura in aquila, pur di soddisfare le sue strambe voglie divine.

A scuola ci insegnano che alla base della nostra cultura c'è senz'altro quella dei grandi popoli del Mediterraneo, a partire dagli Egizi fino agli Assiri, gli Etruschi e i Romani: tutte civiltà presso le quali erano tollerate quelle che oggi noi chiamiamo “devianze” sessuali.

Ora è da chiedersi com'è che una religione come quella cattolica, a differenza di ciò che accadeva presso le civiltà primordiali, fra il III e IV secolo sia giunta a dimostrarsi tanto persecutoria verso la sessualità diversa, tanto dei maschi che delle femmine? E guardacaso, nello stesso momento, legata a quell’intolleranza si affaccia prepotente in quelle religioni una straripante misoginia, fenomeno che era completamente sconosciuto all'inizio del cristianesimo.

Le contraddizioni cattoliche

 TUTTI sappiamo che i primi vangeli sono stati scritti in lingua greca entro il I e II secolo dopo la morte di Gesù, e non in Israele, ma nelle colonie greche del Mediterraneo: questo per la semplice ragione che i Romani erano giunti a radere al suolo Gerusalemme e a cacciare tutte le popolazioni ebraiche dalla loro patria. E, causa questa diaspora totale, l'intero popolo d'Israele, compresi i primi cristiani, fu costretto a trovare ospitalità nei territori adiacenti dove si parlava e scriveva esclusivamente in lingua ellenica. Ecco la ragione per cui nei Vangeli, tanto quelli canonici che quelli apocrifi, ritroviamo molte discrepanze e assurdità al limite dell'errore. A partire dalla presenza di animali che venivano allevati in gran numero solo nell'Ellade ed erano addirittura banditi in Palestina e in Giordania. Ad esempio, in tutta la valle del Giordano e presso i fiumi che sfociavano nel Mediterraneo era ritenuto orrendo allevare e cibarsi di maiali, cosicché suona assolutamente inventata la situazione raccontata in uno dei vangeli sinottici che narra di un enorme branco composto da migliaia di porci che aggrediti da demoni annegano fra le acque del lago dei Gadareni.

Evidentemente l’evangelista che ha descritto quell’evento era sì un ebreo cristiano, ma nato in una delle tante isole del Peloponneso o fra Creta e la costa di Mi-cene. Insomma non era mai stato nella terra di Israele. La sua memoria e cultura erano esclusivamente ellenistiche; tant’è che spesso si trovava a mischiare Dioniso e Orfeo con Gesù.

A testimoniare questa sovrapposizione nelle catacombe di Roma esistono pitture che raccontano di un Gesù contornato da animali diversi, mansueti e feroci, che ascoltano ammaliati il canto del Dio che si accompagna con la cetra.

Anche Apollo viene spesso scambiato con il Redentore, tant’è che per tutto il tempo dell’impero, Gesù viene sempre presentato tanto nei bassorilievi che nei dipinti con un volto greco-romano: assolutamente privo di barba (di cui al contrario facevano sfoggio i profeti d’Israele).

Nei mosaici di Ravenna e nella basilica romana di Santa Maria Maggiore Cristo è addobbato come un cittadino dell’urbe. E intorno a lui si trovano numerose donne. Anzi, come testimoniato nei vangeli, il numero delle femmine che seguono Gesù è di gran lunga superiore a quello dei maschi. Questa situazione continua perfino quando, al tempo delle persecuzioni religiose, si descrivono i riti legati all’ultima cena. Nella catacomba di Domitilla troviamo una cena mistica dove un seguace recita il ruolo di Gesù attorniato dai discepoli; no, anzi, osservandoli con attenzione ci rendiamo conto che quei personaggi sono tutti di sesso femminile: giovani donne e perfino una ragazzina. Questo ci testimonia l’assoluta mancanza di misoginia che stava alla base delle prime comunità cristiane. In quei secoli, erano soprattutto le femmine che nel ruolo di oranti conducevano la rappresentazione dei misteri e, in alcuni casi, anche le danze e la messa in scena del rituale proto-cristiano.

La messa al bando delle femmine

 INSOMMA, le donne erano parte determinante nello svolgimento della liturgia e quindi apparivano spesso nel ruolo di sacerdotesse e vescovi. Lo stesso San Paolo elogia in una sua lettera ai Corinzi la presenza di alcune donne nella comunità, in particolare nella gestione e divulgazione della fede: senza di loro non sarebbe mai sopravvissuto questo nostro credo. Ma ecco che, qualche secolo appresso, in seguito al Concilio di Nicea del 325, svoltosi alla presenza dell’imperatore Costantino, si produsse uno scisma fra i cristiani cattolici e gli ariani. L’imperatore aderì al movimento dei cattolici di rito romano e di fatto il cattolicesimo fu riconosciuto come religione di Stato. I nuovi eletti, da quel momento, godettero di questo grande riconoscimento, ma dovettero adattarsi alle tradizioni del mondo romano. Così le prime a soffrirne furono proprio le donne che già negli antichi riti pagani dell’urbe avevano ormai perduto ogni diritto alla partecipazione. Nelle basiliche del nuovo cristianesimo furono costruiti i matronei che dividevano drasticamente gli spazi riservati alle donne da quelli adibiti agli uomini. Per di più queste specie di serragli erano situati al piano superiore delle navate, munite di grate che impedivano a chiunque di scorgere i volti delle donne in gabbia.

Durante le funzioni era permesso anche alle femmine di cantare unendosi al coro, ma mantenendosi sempre nascoste dietro le grate. Nel tempo dei Comuni, dopo l’anno Mille, nelle basiliche i matronei furono chiusi o resi inagibili e le donne tornarono a occupare assieme agli uomini il piano terra della navata centrale, e si giunse perfino a richiedere alla Chiesa di ripristinare la partecipazione delle femmine al rito cristiano come succedeva alle origini. Ma il Pontefice e l’alto clero tutto risposero “Non possumus” aggiungendo, come abbiamo sentito ripetere ultimamente dal nostro Benedetto XVI, che si doveva rispettare il volere di Cristo. Insomma, si è preferito ricorrere a una palese menzogna piuttosto che concedere un riconoscimento alle seguaci femmine. Infatti, provate a sfogliarvi l’intero Vangelo e non troverete mai una frase di Gesù che vieti a chicchessia di partecipare in prima persona al rituale dei cristiani.

Il messaggio di Cristo

 SE FATE caso, nelle pitture rinascimentali in cui si rappresenta l’ultima cena, proprio nell’attimo in cui Gesù annuncia “Qualcuno di voi mi tradirà” si nota un giovane seguace (Giovanni) che si getta disperato fra le braccia del Messia. Quel gesto e quella postura toccavano di certo alla Maddalena, ma pur di togliere di mezzo colei che per la tradizione popolare è sempre stata indicata come l’innamorata del Cristo s’è preferito sostituirla con un giovane seguace che rivela un atteggiamento ben poco virile. Insomma per la Chiesa meglio gay che femmina! Ma poi, sistemato fuori campo il ruolo della donna, tocca agli omosessuali, ai quali vennero dettate delle regole intransigenti e assolute: “Non potrai scegliere amante se non di sesso diverso dal tuo; nessun matrimonio fra maschi vi è concesso e questo vale anche per le femmine, ogni rapporto anomalo è contro natura”. Eppure nella storia della Chiesa conosciamo caterve di sacerdoti che hanno convissuto e ancora convivono con persone dello stesso sesso. Che siano gay lo testimoniano la loro gestualità, il tono della voce del tutto femminile, la passione per le sottane leggiadre di colori delicati da atelier. E l’assurdo sta nel fatto che questi alti prelati siano i più feroci nel condannare gli omosessuali. Ma si sa, la menzogna e l’ambiguità sono peccati che si possono ben sopportare , basta giurare indignati di vivere solo rapporti del tutto naturali, o non averli affatto, casti e puri come angeli.

Conosco molti cattolici che davanti a tanta ottusa intolleranza vanno in crisi profonda. “Che cosa ha a che fare questo atteggiamento – si chiedono – drastico e persecutorio – con il cristianesimo?”. Al contrario Gesù accetta di conversare con donne di altra fede e cultura e le ascolta ammettendo di condividere le loro posizioni. E quando incontra l’emorroissa, cioè la donna che versa sangue mestruale di continuo, e che ognuno vorrebbe cacciare, non solo si mostra solidale verso la sua condizione, ma la guarisce fra l’indignazione dei suoi seguaci. Qual è quell’uomo di fede della nostra Chiesa che oggi – alla maniera di Gesù – farebbe l’elogio di una prostituta che pubblicamente bacia i suoi piedi prima di ungerli con oli profumati? E poi ci si meraviglia se gli oratori, dove un tempo scorrazzavano bimbi giocosi, oggi vadano deserti. E deserti vediamo ridursi le chiese e i seminari. Non parliamo degli scandali che di continuo esplodono fuori e dentro la Santa Chiesa: banche vaticane indicate come macchine di corruzione, riciclaggi e speculazioni orrende, non certo degne del regno celeste. Va bene, e in mezzo a tanta indegnità ecco che sale smisurato un grido in difesa della famiglia, del matrimonio, contro l’oscena omosessualità.

Dio, abbi pietà di loro!


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