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Visualizzazione post con etichetta meccanica quantistica. Mostra tutti i post
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01 marzo 2007

Operazione Orion

DOCUMENTI Fausto Intilla, Oloscience.com

Se è verde o si muove è biologia, se puzza è chimica, se non funziona è fisica.
Arthur Bloch

Pro e contro dei futuri computer quantistici. Se non decoerisce funziona!

Il tredici febbraio di quest'anno (2007), una notizia apparsa inizialmente sui giornali locali di Vancouver (Canada) ha in breve tempo fatto il giro del mondo. I primi articoli che riportarono tale notizia, iniziavano quasi tutti con le seguenti parole: «Azienda canadese presenta un nuovo prodotto, nel campo delle applicazioni inerenti al settore della ricerca scientifica sui sistemi di calcolo». Questo nuovo prodotto difficilmente sarebbe potuto passare inosservato, poiché rappresenta una di quelle mete che in ambito tecnologico si riteneva fossero raggiungibili solo nei decenni a venire: ovvero la realizzazione fisica del computer quantistico (in sigla, QC, quantum computer).

Il primo prototipo al mondo di QC, denominato «Orion» dalla D-Wave Systems, l'azienda canadese che lo ha prodotto, è stato presentato al Museo di Storia dei Computer [1] di Silicon Valley, in California. Durante la dimostrazione pratica delle capacità di calcolo di Orion (durata circa due ore), quasi quattrocento persone, tra ingegneri, informatici, fisici ed altri esperti di ogni genere, hanno potuto appurare quindi le reali potenzialità di questo neonato «mostro tecnologico».

14 febbraio 2007

Lene Vestergaard Hau, la donna che fermò la luce

DOCUMENTI Fausto Intilla, Oloscience.com

Biografia e ricerche di una scienziata da Nobel.

Lene Verstergaard Hau
Lene Vestergaard Hau nacque a Vejle, una città danese di circa cinquantamila abitanti situata sull'omonimo fiordo [1], nella parte nordoccidentale di Fredericia, sulla costa orientale dello Jutland, il tredici novembre del 1959. Nonostante provenisse da una famiglia priva di qualsiasi legame con il mondo della scienza (il padre lavorava nell'industria calorifera, e la madre in un negozio), sviluppò sin da piccola una grande abilità nello studio e nella comprensione della matematica; una dote, questa, che le permise addirittura di tralasciare l'ultimo anno di scuole secondarie (medie), ed entrare direttamente al ginnasio. Consapevole delle sue grandi capacità di apprendimento nel campo delle cosiddette "scienze dure" (dall'inglese: hard sciences), decise di proseguire i suoi studi in fisica e matematica, iscrivendosi all'Università di Aarhus [2], situata a pochi chilometri dalla città in cui viveva.

Il suo primo approccio con la fisica non fu per lei così interessante, nel senso che non corrispondeva affatto alle sue aspettative. Riprendendo le sue stesse parole: