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28 dicembre 2011

La tv dei miracoli

DOCUMENTI Camila Moraes (Etiqueta Negra, Perù), Internazionale

Le chiese evangeliche brasiliane hanno costruito un impero commerciale grazie alla tv e a internet. Ora stanno conquistando il resto dell’America Latina con programmi televisivi che trasmettono sermoni, televendite e guarigioni.

Come una pop star a un concerto, il pastore intona una canzone dal palco, invitando il pubblico a cantare insieme a lui con l’accompagnamento di un’orchestra. Il testo della canzone scorre sugli schermi sparsi ovunque. Tutti cantano, alcuni sono più timidi, altri sono a loro agio come in una gara di karaoke. Nessuno sembra accorgersi di un immenso mostro nero che trasporta una telecamera mobile. La gru sorvola la sala, dal palcoscenico fino alle ultime file, si aggira silenziosa sulla testa dei fedeli che pregano e seguono con attenzione il pastore. Il dolly di solito è uno strumento sofisticato usato dai programmi televisivi o dalle produzioni cinematografiche. Molte emittenti in America Latina non ne hanno uno a disposizione, invece alla chiesa evangelica brasiliana queste tecnologie non mancano. I telepredicatori evangelici hanno capito bene il principio secondo cui l’immagine vale più di mille parole.

21 settembre 2011

Belief in God Boils Down to a Gut Feeling

DOCUMENTI Stephanie Pappas, LiveScience

For many people, believing in God comes down to a gut feeling that a benevolent deity is out there. A study now finds that gut feelings may be very important in determining who goes to church every Sunday and who avoids the pews.

People who are generally more intuitive in the way they think and make decisions are more likely to believe in God than those who ruminate over their choices, the researchers found. The findings suggest that basic differences in thinking style can influence religious belief.

"Some say we believe in God because our intuitions about how and why things happen lead us to see a divine purpose behind ordinary events that don't have obvious human causes," study researcher Amitai Shenhav of Harvard University said in a statement. "This led us to ask whether the strength of an individual's beliefs is influenced by how much they trust their natural intuitions versus stopping to reflect on those first instincts."

31 marzo 2011

Dalla parte della ricerca e dei malati

DOCUMENTI Susanna Penco, Atra Orizzonti

Mi chiamo Susanna Penco, ho 49 anni, vivo a Genova e da 16 anni sono affetta da sclerosi multipla. Sono biologa e lavoro come ricercatrice all’Università di Genova. Da sempre sono obiettrice di coscienza verso la sperimentazione animale per 2 motivi: perché non ho alcuna fiducia scientifica in tale pratica, e perché provo un grande senso di pietà nei confronti di tutti gli animali, umani e non umani.

La mia esperienza professionale inizia tanti anni fa, quando decisi, ancor prima di laurearmi, di dedicarmi alle colture cellulari come alternativa ad una ricerca da me ritenuta cruenta ed inutile. Ebbi la fortuna di incontrare le persone giuste: i miei “Capi” mi consentirono di lavorare, anche se presso la mia sede di lavoro il grosso delle pubblicazioni scientifiche passavano per lo stabulario (dove io non entrai mai). Fu così che divenni brava a coltivare cellule esclusivamente “in vitro” e, da anni, esclusivamente umane. Con le moderne tecniche, con l’avvento di attrezzature avanguardistiche, e soprattutto se la ricerca in vitro fosse finanziata come dovrebbe, sono certa che si potrebbero ottenere grandi risultati applicabili all’uomo. Molto già si fa: in passato era ritenuto indispensabile l’animale in settori della ricerca in cui esso è stato, fortunatamente, ampiamente soppiantato da tecniche moderne ed innovative.