Le foto che pubblico a corredo di questo articolo, che ho scattato io stesso girando a piedi per le strade di Caserta nel pomeriggio del primo gennaio 2008, sono la dimostrazione di un degrado inarrestabile dell'ambiente urbano, che ha molte cause particolari e un'unica causa generale: lo spietato perseguimento dell'interesse privato a danno di quello pubblico.
Le strade di Caserta, così come quelle di molti altri comuni della Campania, sono invase da enormi cumuli di rifiuti che non è possibile ormai smaltire da nessuna parte. Le discariche esistenti sono tutte stracolme: vengono chiuse e riaperte ciclicamente, in condizioni di emergenza sempre più allarmanti. Le migliaia di "ecoballe" prodotte con l'intento di bruciarle negli inceneritori, sono molto "balle" e poco "eco", perché sono state allestite senza separare preventivamente gli "ingredienti", che era necessario separare per avere un ciclo dei rifiuti ecosostenibile. La raccolta differenziata semplicemente non esiste. I siti che potrebbero essere presi in considerazione per nuove discariche (come per esempio quelli già sedi di centrali eoliche) vengono scartati per motivi insondabili, che molto probabilmente hanno a che fare con inconfessabili interessi economici. Le discariche che potrebbero essere aperte in alcuni comuni sono osteggiate disperatamente dai residenti, affetti dalla cosiddetta sindrome NIMBY, dove NIMBY sta per "not in my back yard", cioè "non nel mio cortile"; il che, tradotto, vuol dire: "voglio che il problema dei rifiuti sia risolto, ma non sono disposto a essere io la soluzione". L'ormai mitico inceneritore di Acerra, che alcuni considerano la panacea che risolverà il problema della "monnezza" a Napoli e a Caserta, stenta dolorosamente a nascere, e forse è meglio così, se è vero che è costruito con una tecnologia vecchia di quarant'anni.
Su tutto, prospera la camorra, che ha riempito il territorio delle province di Napoli e Caserta con una sterminata quantità di rifiuti tossici, che stanno provocando tumori e morti in quantità molto più alta di quanto la probabilità statistica lascerebbe attendere (un pastore morto ad Acerra aveva nel sangue una quantità di diossina pari a 255 picogrammi per millimetro cubo, cioè oltre venticinque volte più della soglia di pericolo).
Anche chi in Campania si è arricchito speculando sui rifiuti non è immune dal rischio di ammalarsi di cancro. Probabilmente si è già ammalato, forse senza sapere perché. In ogni caso, egli stesso vive circondato dai rifiuti, in un ambiente malsano e maleodorante, costretto a mangiare mozzarella, verdura e frutta avvelenate e altamente tossiche. È questo che succede quando si persegue ciecamente l'interesse privato, infischiandosene dell'interesse pubblico.
È tempo che tutti comincino a riflettere seriamente sullo stretto legame che esiste tra bene personale e bene pubblico. In un mondo come quello contemporaneo, in cui tutto è collegato con tutto, le azioni individuali hanno effetti inevitabili, spesso immediati e talvolta devastanti, per l'intera collettività.
Riferimenti
- NIMBY (Wikipedia)
- Spazzatura e tumori in Campania lo scandalo del registro che non c’è, Il Fatto Quotidiano, 20/10/2010
- Inceneritore di Acerra, il governo Monti: la regione paghi i 355 milioni a Impregilo, Il Fatto Quotidiano, 24/2/2012












Nessun commento :
Posta un commento