Il CSM e l'Associazione Nazionale Magistrati, dal canto loro, forniscono proiezioni molto più allarmanti. Se l'ANM avesse ragione, con l'approvazione della legge sul processo breve, il 40-50% dei procedimenti in corso morirebbe o immediatamente o dopo pochi mesi.
Pensando a questa guerra di percentuali e, soprattutto, alla sventura che ho a vivere nell'Italia di oggi, a me sta venendo una forte depressione. Non scherzo.
Mostri giuridici
È da quando Berlusconi è in politica che in questo paese non si fa altro che discutere a reti unificate di leggi ingiuste. Leggi di cui non solo si parla e si straparla nei salotti televisivi frequentati dai politici, ma che, in non pochi casi, vengono alla fine approvate dal Parlamento e controfirmate dai presidenti della Repubblica. Diventano perciò operative, diventano nuove regole della convivenza "civile": come la cosiddetta ex-Cirielli, una legge così infame che persino il suo proponente originario se ne dissociò.Alcune, per fortuna, sono state cancellate dalla Corte Costituzionale. Ma ciò che accomuna tutte le leggi di cui più si è parlato in Italia negli anni dei governi Berlusconi è che sono leggi ad personam, nate cioè per salvare Berlusconi e pochi altri dai processi in cui erano o sono invischiati. Leggi, però, che, per la natura propria del diritto, sono formulate in termini universali, come se nascessero dal bisogno etico di favorire la giustizia e il bene collettivo.
Ma le leggi ad personam sono mostri giuridici. Non nascono affatto dall'esigenza di creare più giustizia e più uguaglianza, ma dall'esatto contrario: nascono dal bisogno di mettere qualcuno al riparo dal rischio di essere giudicato come un qualunque cittadino per i reati di cui è accusato. Leggi ingiuste dunque; rese ancora più ingiuste dal fatto che, per salvare uno o pochi, si impedisce un'equa applicazione della giustizia in migliaia di altri casi che ricadono sotto le medesime fattispecie: una sorta di danno collaterale, considerato pienamente accettabile dai proponenti.
Il processo breve, se sarà approvato, sarà la quintessenza del danno collaterale, secondo la strategia del capovolgimento dello scopo delle leggi, messa in opera sistematicamente dalla task force di avvocati e giuristi al servizio di Berlusconi. Tutti costoro, se avessero una coscienza, dovrebbero riconoscere che - nel campo del diritto - si comportano da anni né più né meno che come medici che tradiscono deliberatamente il giuramento di Ippocrate. Se è esecrabile un medico che, pur sapendo cosa servirebbe per guarire un ammalato, si prodiga invece per accelerarne la morte, cosa si deve pensare di giuristi che, ben sapendo quali sono i mali che affliggono la giustizia italiana, non fanno altro che sfornare leggi che peggiorano quei mali invece di curarli?
Se guardiamo in prospettiva i provvedimenti approvati dal centrodestra in questi anni per regolare la macchina giudiziaria e quelli solo progettati (separazione delle carriere, asservimento dei giudici al potere politico), si ha l'impressione di uno sforzo perseverante, coerente, in un certo senso titanico, mosso da un unico obiettivo: ostacolare l'applicazione della giustizia; più precisamente:consentire a un ristretto gruppo di potere di delinquere senza rischi, conservando indefinitamente i propri privilegi.
Un elenco incompleto di leggi ad personam
Sembra un giudizio eccessivo? Può darsi. Ma chiediamoci allora a cosa servono, e soprattutto se sono giusti, alcuni dei provvedimenti varati o soltanti proposti in campo giudiziario durante gli anni di governo del centrodestra:- Legge 367/2001 sulle rogatorie internazionali. È la legge che impone un timbro dell'autorità straniera concedente su ogni singola pagina dei documenti richiesti con rogatoria internazionale. Serve a sveltire i processi, a ottenere giustizia meglio e più velocemente, o serve piuttosto a ostacolare l'attività dei giudici che indagano anche all'estero su casi di corruzione che avvengono attraverso complesse operazioni finanziarie?
- Decreto legislativo 11 aprile 2002 n.61, sulla depenalizzazione (parziale) del falso in bilancio. Stabilisce che il falso in bilancio che non superi il 5% al lordo delle tasse del risultato economico di esercizio non è più punibile. Detto in altri termini, vuol dire che società dai bilanci annuali a molti zeri possono falsificare i bilanci nell'ordine dei milioni di euro, senza che la legge possa torcere un capello ai responsabili. Molto giusto, soprattutto se consideriamo che chi ruba per fame un pacco di biscotti dagli scaffali di un supermercato viene invece ancora processato per furto!
- Legge 248/2002 o legge Cirami. Reintroduce nel codice penale la possibiltà di spostare un processo ad altra sede per legittimo sospetto, cioè quando l'imputato ritenga che il collegio giudicante manchi della necessaria imparzialità. A chi torna utile questa legge? Al poveretto difeso da un avvocato d'ufficio per un furto d'auto o all'imputato di corruzione ricco e potente, che, grazie ai suoi avvocati di grido, può usare il legittimo sospetto come ennesima arma per bloccare o dilazionare all'infinito i suoi processi? La storia della legge Cirami, a partire dalle tappe forzate con cui il Parlamento l'approvò, ci dice chiaramente qual è il suo scopo...
- Legge 140/2003 o lodo Schifani. Introduce il divieto di sottoporre a processo le cinque più alte cariche dello Stato, tra cui, ovviamente, il Presidente del Consiglio in carica (allora come adesso, Berlusconi). Con il lodo Schifani viene sdoganato il concetto che la legge, in Italia, non è più uguale per tutti. Legge fortunatamente cancellata dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 13 del 2004.
- Legge 251/2005 o ex-Cirielli. Da un lato riduce i termini di prescrizione per vari reati, tra cui quelli di corruzione riguardanti Previti e Berlusconi, dall'altro inasprisce il trattamento dei recidivi, anche per reati di poco conto. Conduce così a palesi ingiustizie: per esempio, la Bank of America, coinvolta nel crack miliardario della Parmalat, viene prosciolta per prescrizione, mentre un anonimo signor Scognamiglio (ovviamente napoletano) viene condannato a tre anni di reclusione, in quanto recidivo, per aver rubato un pacco di wafer da 1,29 euro. C'è qualcosa di giusto in tutto ciò?
- Legge 46/2006 o legge Pecorella. Introduce l'inappellabilità da parte del pubblico ministero delle sentenze di proscioglimento, privilegiando ingiustamente l'imputato, che può invece appellare le sentenze di condanna. Dichiarata incostituzionale dopo pochi mesi, con sentenza della Corte costituzionale n. 26 del 2007.
- Legge 124/2008 o lodo Alfano. Ripropone il divieto di processare le più alte cariche dello Stato, riducendo stavolta il loro numero da cinque a quattro, ma comprendendo sempre tra esse il Presidente del Consiglio in carica (l'unico che ne ha davvero bisogno). La Corte Costituzionale la dichiara incostituzionale a ottobre, con la sentenza n. 262 del 2009, mentre Berlusconi e la "coorte dei pretoriani" intonano immediatamente il cantico dell'eversione rossa da parte della magistratura "politicizzata".
- Disegno di legge n.1415 sulle intercettazioni. Riduce notevolmente i tempi delle intercettazioni, stabilisce che non possano essere iniziate senza gravi indizi di colpevolezza a carico degli intercettati, limita enormemente la libertà della stampa di informare i lettori sul contenuto degli atti intercettati. Se diventerà legge, favorirà il crimine in tutte le situazioni che oggi sono intercettabili e domani non lo saranno più.
- Disegno di legge n.1880 o Processo breve. Stabilisce che un processo penale, dalla data del rinvio a giudizio all'emissione della sentenza, potrà durare al massimo sei anni, due per ciascuno dei tre gradi di giudizio. Se divenisse legge, creerebbe gravissime ingiustizie: reati molto gravi resterebbero impuniti, perché i relativi processi cadrebbero in prescrizione, mentre i processi per immigrazione clandestina, che per volontà della Lega è esclusa dai reati a cui si applica il disegno di legge, non cadrebbero in prescrizione neppure passati sei anni.
- Separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. È la madre di tutte le riforme della giustizia, che Berlusconi minaccia da ormai molti anni, per fortuna senza riuscire ancora a realizzarla. Quali e quanti siano i profili di ingiustizia, se non di vera e propria assurdità, insiti nella proposta è stato ben spiegato da Bruno Tinti, un giudice, in un articolo pubblicato sul'Antefatto.
Aria pesante
Non serve il talento di Montesquieu per capire che la massa sterminata di dibattiti televisivi e di pagine di libri e giornali che negli ultimi quindici anni sono stati dedicati al tema-giustizia non ci ha fatto progredire di una virgola sulla strada della civiltà giuridica. Anzi, siamo regrediti. Sbaglierò, ma io oggi ho la netta sensazione che in Italia si stia perdendo persino la capacità di distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è ingiusto.Ho visto e sentito quasi tutti i politici più in vista del PDL - Gasparri, Cicchitto, Bondi, La Russa, Ghedini, Pecorella, Alfano, Capezzone, Lupi, Bonaiuti ecc. - spendersi senza risparmio di fiato e di energie, per difendere in ogni occasione pubblica le ragioni impossibili delle leggi ad personam, arrampicandosi sugli specchi per cercare di far sembrare giusto ciò che è palesemente ingiusto, buttandola in rissa ogni volta che si rendono conto che il ragionamento pacato li vedrebbe perdenti. Non ha senso chiedere se si vergognano di simili comportamenti, perché è evidente che non si vergognano. Voglio sperare soltanto, per rispetto della loro intelligenza, che siano i primi, dentro se stessi, a non credere alle tesi che espongono con tanta veemenza nei salotti televisivi e nelle interviste concesse.
Dall'altra parte la situazione è persino peggiore. È difficile immaginare una sinistra più smidollata e inutile di quella italiana. Non ricordo un solo leader politico di quello schieramento, a parte Di Pietro, che si sia dato da fare con tutto se stesso per contrastare quelle leggi, mettendoci la stessa veemenza e la stessa determinazione che i politici dello schieramento opposto usano abitualmente per difendere le "ragioni" dell'ingiustizia.
Chi è al di fuori della politica, come me, sente intorno a sé un'aria davvero soffocante. Vede la classe politica che continua a fare quadrato per difendere i propri privilegi, per esempio sostituendosi ai giudici nel negare sistematicamente l'autorizzazione all'arresto dei corrotti che siedono in Parlamento. Vede ministri che vanno in giro protetti da impressionanti cordoni di forze dell'ordine, rendendo di fatto impossibile qualsiasi diretta protesta dei cittadini, anche la più civile. Vede i principali telegiornali che continuano a confondere le acque, lavorando per impedire che i telespettatori si formino un'opinione politica basata sul racconto oggettivo dei fatti. Vede la mancanza di un'opposizione degna di questo nome e intuisce il silenzioso accordo della politica, quasi generale, che punta alla conservazione ad infinitum della situazione attuale. Vede, di conseguenza, il dibattito politico occupato quasi perennemente da discussioni interminabili sulle leggi ad Berlusconem, senza che ci sia un moto d'indignazione vero, una sola azione politica forte e significativa, che dia finalmente voce al partito invisibile degli indignati, ammesso che ancora esista (ne prenderei volentieri la tessera numero uno).
Davvero non se ne può più! Ci sarà una fine? Ci sarà mai un giorno in cui avremo in Italia una classe politica onesta e trasparente, di livello europeo, senza privilegi di casta ma al servizio dei cittadini, rispettosa della magistratura, ripulita dai conflitti d'interessi, dai condannati, dagli inquisiti, dai furbi, dai servi, da tutti quelli che ammazzerebbero per una poltrona? Ci sarà mai un giorno in cui assisteremo a un dibattito politico su proposte di legge che mirano davvero al bene collettivo, alla giustizia, senza secondi fini, divise soltanto da legittime differenze di visione politica? O dovremo davvero emigrare tutti in paesi più civili, come suggerisce il direttore generale della Luiss Pier Luigi Celli, non un professore precario qualunque, al proprio figliolo, neolaureato brillante senza speranze di successo nell'Italia dei mediocri?
Ci sarebbe quasi da sperare in una rivoluzione, se non fosse che la rivoluzione, in un posto come l'Italia, finirebbe per diventare ben presto una farsa o un rimedio peggiore del male... o entrambe le cose.

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