Il ministro Alfano, che sta dando i numeri da parecchio tempo, è andato in Commissione Giustizia al Senato a snocciolare nuove cifre sul processo breve: su oltre 391.000 processi pendenti in primo grado - ha detto il ministro (Il Fatto Quotidiano di ieri, 1° dicembre, a pagina 2) - se ne estinguerà il 9,2%. Giorni prima aveva detto che il processo breve avrebbe cancellato solo l'1% dei processi in corso (ma allora a che serve fare una legge apposita?). Prima ancora aveva detto che la durata media del processo penale in Italia è di 7 anni e mezzo. Insomma, il povero cristo sembra avere seri problemi con la matematica e le percentuali.
Il CSM e l'Associazione Nazionale Magistrati, dal canto loro, forniscono proiezioni molto più allarmanti. Se l'ANM avesse ragione, con l'approvazione della legge sul processo breve, il 40-50% dei procedimenti in corso morirebbe o immediatamente o dopo pochi mesi.
Pensando a questa guerra di percentuali e, soprattutto, alla sventura che ho a vivere nell'Italia di oggi, a me sta venendo una forte depressione. Non scherzo.
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02 dicembre 2009
14 novembre 2009
Prigionieri di un delirio di onnipotenza
Il disegno di legge sul cosiddetto «processo breve» è l'ultimo atto del personale delirio di onnipotenza di Silvio Berlusconi. Quest'uomo non vuole accettare in nessun modo la regola di uguaglianza tra i cittadini che vige nei paesi democratici. Non tollera di comparire - come un signor Chirac qualunque - davanti ai giudici che lo accusano di reati.
Non so se dentro di sé ritenga veramente di essere nel giusto (e sarebbe incredibile!), ma fatto sta che i suoi problemi giudiziari sono il motore che da molti, troppi anni obbliga il Parlamento e la politica italiana ad occuparsi in modo prioritario di leggi che non creano giustizia ma ingiustizia, leggi che non puntano a risarcire le vittime di reati ma a garantire, spesso con i sotterfugi più vergognosi, che i colpevoli la facciano franca.
Non so se dentro di sé ritenga veramente di essere nel giusto (e sarebbe incredibile!), ma fatto sta che i suoi problemi giudiziari sono il motore che da molti, troppi anni obbliga il Parlamento e la politica italiana ad occuparsi in modo prioritario di leggi che non creano giustizia ma ingiustizia, leggi che non puntano a risarcire le vittime di reati ma a garantire, spesso con i sotterfugi più vergognosi, che i colpevoli la facciano franca.
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