D’altronde lei appartiene a una testata, il TG3, che ieri è uscita con quattro titoli, tutti negativi e di contrasto all’attività del governo. Credo che sia una cosa che non dobbiamo più sopportare. Non possiamo più sopportare che la RAI, la nostra televisione pubblica, sia l’unica televisione al mondo che con i soldi di tutti attacchi il governo. Siamo maggioranza. Non vogliamo fare ciò che l’altra maggioranza di sinistra ha fatto in passato, quando la RAI ha continuato ad attaccare l’opposizione. Quindi non è vero che c‘è la libertà di stampa o di televisione e che compito di un media è di attaccare chi governa. È vero invece che c‘è una sinistra che attacca gli altri e c‘è una maggioranza democratica che non attacca la sinistra. E il mandato che io vorrei che la nostra televisione pubblica avesse, e il mandato che corrisponde – ho sondaggi precisi al riguardo – alla volontà degli italiani che pagano la RAI coi soldi di tutti, è che la RAI faccia veramente il servizio pubblico eche non attacchi né governo né opposizione.Non guardo più da tempo i telegiornali, dunque non so se davvero il TG3 abbia mandato in onda quattro servizi con titoli tutti negativi per il governo. Ma, se anche fosse, sarebbe una piccola isola di opposizione mediatica, a fronte di una televisione largamente schierata a favore del governo e della maggioranza. Una televisione che ha raggiunto punte incredibili di servilismo: un esempio per tutti, l’arrampicata sugli specchi del direttore del TG1 Minzolini, nel tentativo improbabile di difendere la scelta di mettere la sordina al cosiddetto scandalo di puttanopoli, ripreso da tutte le televisioni e i giornali del mondo.
E se il TG3 è da reprimere nel suo empito sinistroide, cosa dice Berlusconi dei telegiornali di Fede, da quasi venti anni al servizio della sua causa politica, spesso con una violenza e una mancanza di obiettività verso gli avversari politici del Cavaliere da lasciare senza parole?
Ma lasciamo perdere il merito della questione, cioè la critica al TG3, e pensiamo per un attimo a cosa sarebbe – o, per meglio dire, già è, per buona parte – il servizio pubblico RAI che Berlusconi ha in mente: un luogo staccato dal mondo reale, dove non passano i fatti di rilevanza politica per quello che sono, dove non c‘è spazio per opinioni critiche verso il governo e verso l’opposizione (a parte quelle di Berlusconi, ovviamente), dove la crisi economica “si sta risolvendo” sempre anche se il PIL italiano perde il 6% rispetto all’anno scorso, dove gli unici problemi degli italiani sembrano essere andare in vacanza d’estate e comprare il panettone e i regali a Natale.
Ma è possibile che nessuno nelle redazioni dei TG RAI senta ribollire il sangue e decida una buona volta di ribellarsi a questa logica padronale anche a costo di perdere il posto di lavoro?
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