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Visualizzazione post con etichetta Emanuele Severino. Mostra tutti i post
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25 novembre 2007

Capitalismo e tecnocrazia

DOCUMENTI Emanuele Severino, Il declino del capitalismo

Il filosofo Emanuele Severino spiega il paradosso del capitalismo, destinato a distruggere se stesso sia se continua a perseguire il proprio scopo naturale sia se decide di subordinarlo alla salvezza della Terra. Il testo seguente riproduce i capitoli 9 e 10 (pagine 54-66) del libro di Severino Il declino del capitalismo, pubblicato da Rizzoli nel 1993 e ristampato nel 2007.

Il fine del capitalismo e il convitato di pietra

Tra le forze che hanno sconfitto il socialismo reale, il capitalismo è quella dominante. Anche il cristianesimo e la democrazia hanno avuto importanza in questa vicenda (peraltro tuttora in atto); ma il divario tra Est e Ovest si è rivelato insostenibile soprattutto sul piano dell'organizzazione degli strumenti che rendono possibile la sopravvivenza di una società. L'organizzazione capitalistica della tecnica si è rivelata superiore a quella comunista. D'altra parte lo scontro Est-Ovest è impensabile al di fuori dello sviluppo tecnologico guidato dalla scienza moderna. Nemmeno il capitalismo è concepibile separatamente da esso. Ma proprio per questo il capitalismo non è la tecnica. Questa differenza è riconosciuta da tutti. Si tratta però di coglierne il significato autentico.

Sia Marx, sia gli avversari del marxismo ritengono che la tecnocrazia sia il punto più alto raggiunto dal capitalismo. Tuttavia si può stare nel punto più alto in molti modi. Anche il culmine di una parabola è il punto più alto; ma è anche quello da cui incomincia la discesa. Da tempo vado indicando i motivi che fanno pensare che la discesa del capitalismo sia già incominciata. Non si tratta delle difficoltà in cui oggi si trova l'economia capitalistica e che prima o poi possono essere superate. Si tratta di qualcosa di ben più decisivo: un insieme di forze di diversa natura e potenza agisce con pressione costante per distogliere il capitalismo dal fine che gli è proprio; e questo significa che esse agiscono per trasformare il capitalismo in qualcosa che non è più capitalismo.

16 maggio 2005

Perché l’embrione-persona è la negazione dell’uomo

DOCUMENTI Emanuele Severino, Corriere della Sera

Nuovo intervento di Emanuele Severino nel dibattito lanciato dal Corriere sulla fecondazione assistita in vista del referendum del 12 e 13 giugno. Secondo il filosofo, che ribatte alle tesi di monsignor Sgreccia, la posizione della Chiesa porta a una conclusione che contraddice la realtà

L’articolo di monsignor Sgreccia pubblicato martedì 10 maggio sul Corriere mi induce a riproporre un tratto del mio discorso sull’embrione—lasciando anche questa volta da parte il mio pensiero filosofico e la mia critica del concetto di «capacità», e indicando solo quali conseguenze scaturiscono dalla dottrina della Chiesa sull’embrione. Invito cioè la Chiesa a pensare con attenzione al contenuto del mio articolo apparso sul Corriere del 24 febbraio 2005. Nel marzo scorso monsignor Sgreccia mi aveva criticato dicendo tra l’altro che, per me, affermare (come la Chiesa afferma) che l’embrione è sin dall’inizio un essere umano «è come affermare che l’uomo è "capace di entrare nel Regno dei Cieli"». Santo cielo! Se io avessi scritto queste strampalerie monsignor Sgreccia avrebbe il diritto di considerarmi uno sciocco. Ma non avendole scritte è sorprendente che un esponente così autorevole e competente della Chiesa abbia così frainteso il mio discorso. Che dunque ripropongo con alcune considerazioni relative al nuovo articolo di Sgreccia.

01 dicembre 2004

L'embrione e il paradosso di Aristotele

DOCUMENTI Emanuele Severino, Corriere della Sera

Un uomo in potenza non può voler dire essere umano in atto

È di domenica la notizia che la Svizzera approva la ricerca sulle cellule staminali umane tratte dagli embrioni soprannumerari. E tra poco in Italia si aprirà la discussione su questo problema relativamente al referendum sull'uso delle cellule staminali. È allora il caso di avviare, con calma, la riflessione su questa importante e delicata questione.

Molti sostengono che l'embrione è un essere umano. Ma, al di là delle intenzioni, la loro logica - se vuol esser coerente ai propri princìpi - spinge ad affermare che l'embrione non è un essere umano. Lo si può scorgere in base a un «argomento» decisivo, che non è mai stato preso in considerazione e che indico qui per la prima volta, con la speranza di farmi capire.

03 ottobre 2004

Richiamo del nulla

DOCUMENTI Emanuele Severino, Corriere della Sera

I dati più certi riguardano Milano. Ma sembra che possano essere estesi a tutta l' Italia settentrionale. Al Nord la volontà di far cremare il proprio cadavere sta crescendo molto più rapidamente che al Sud.

I motivi sono diversi. Ad esempio, quella volontà può esprimere il desiderio di semplificare i rapporti con i vivi. Forse si è sperimentata e comunque ci si è convinti dell'esteriorità delle forme tradizionali dell'inumazione e sparendo nel fuoco si aspira ad essere presenti in modo più autentico nella coscienza dei vivi. Forse perché i vivi li si è amati poco e quindi non interessa nemmeno quel loro più o meno apparente rimpianto che è più visibile nell'inumazione che nella cremazione. (Senza con ciò escludere che si possa esser pieni di amore e insieme desiderare la cremazione). E queste convinzioni possono prendere più piede al Nord industrializzato, dove la complessità dei rapporti sociali è maggiore, quindi maggiore l'aspirazione alle semplificazioni, e dove la cultura contadina e il calore dei rapporti familiari del Sud sono andati illanguidendo.