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23 giugno 2012

Più scienza, meno religione

Viviamo in un mondo paradossale. Usiamo quotidianamente strumenti tecnologici straordinariamente potenti, che hanno messo a nostra disposizione, almeno nei paesi ricchi, mezzi del tutto inconcepibili anche solo cento anni fa. Possiamo parlare istantaneamente e a basso costo con persone che vivono dall'altra parte del mondo; possiamo volare dall'Italia all'Australia in meno di ventiquattr'ore; possiamo riscaldarci senza accendere fuochi negli appartamenti; possiamo ordinare beni e servizi via Internet e riceverli a casa in pochissimo tempo; possiamo svolgere lavori pesantissimi usando mezzi motorizzati, senza più ricorrere alla forza di animali o di schiavi; possiamo mandare telescopi nello spazio per fotografare galassie distanti miliardi di anni luce; possiamo usare la forza dell'atomo per produrre energia.

A fronte di tutta questa potenza, il mondo è percorso da fremiti di irrazionalità che fanno a pugni con le conquiste della scienza e della tecnica, fremiti alimentati da credenze religiose che possono avere, e hanno già avuto, conseguenze devastanti. Come per esempio l'interminabile serie di lutti provocata dalla guerra intestina tra sunniti e sciiti in Iraq o la spirale di attentati e vendette che coinvolge fondamentalisti islamici e cristiani in Nigeria. Uccidersi per cause religiose, a meno che la religione non sia un puro pretesto per lotte di potere, è un fatto a dir poco irrazionale. Non perché non abbia una sua razionalità il voler eliminare chi si considera un nemico mortale, ma perché fragilissime, almeno intellettualmente, sono le basi da cui origina quell'odio.

16 maggio 2005

Perché l’embrione-persona è la negazione dell’uomo

DOCUMENTI Emanuele Severino, Corriere della Sera

Nuovo intervento di Emanuele Severino nel dibattito lanciato dal Corriere sulla fecondazione assistita in vista del referendum del 12 e 13 giugno. Secondo il filosofo, che ribatte alle tesi di monsignor Sgreccia, la posizione della Chiesa porta a una conclusione che contraddice la realtà

L’articolo di monsignor Sgreccia pubblicato martedì 10 maggio sul Corriere mi induce a riproporre un tratto del mio discorso sull’embrione—lasciando anche questa volta da parte il mio pensiero filosofico e la mia critica del concetto di «capacità», e indicando solo quali conseguenze scaturiscono dalla dottrina della Chiesa sull’embrione. Invito cioè la Chiesa a pensare con attenzione al contenuto del mio articolo apparso sul Corriere del 24 febbraio 2005. Nel marzo scorso monsignor Sgreccia mi aveva criticato dicendo tra l’altro che, per me, affermare (come la Chiesa afferma) che l’embrione è sin dall’inizio un essere umano «è come affermare che l’uomo è "capace di entrare nel Regno dei Cieli"». Santo cielo! Se io avessi scritto queste strampalerie monsignor Sgreccia avrebbe il diritto di considerarmi uno sciocco. Ma non avendole scritte è sorprendente che un esponente così autorevole e competente della Chiesa abbia così frainteso il mio discorso. Che dunque ripropongo con alcune considerazioni relative al nuovo articolo di Sgreccia.

10 maggio 2005

Difendo la vita con l'aiuto di Galileo

DOCUMENTI Elio Sgreccia, Corriere della Sera

L'embrione è un essere umano fin dalla fecondazione: ciò che sostiene la Chiesa è confermato dalla scienza

Il presidente della pontificia accademia per la vita torna nella discussione sul referendum respingendo l'accusa di sostenere posizioni dogmatiche. E lancia l'allarme contro una politica che ragiona in termini utilitaristici

Non posso nascondere il mio disagio quando vedo definire «dogmatici» coloro che difendono l'umanità e l'individualità dell'embrione e il conseguente valore morale che è proprio della persona dotata di spiritualità. Infatti, questi difensori dell'embrione umano, tra i quali io mi onoro di appartenere, sono aderenti al dato scientifico e vogliono essere più galileiani di chi li accusa di dogmatismo. 

09 marzo 2005

Sgreccia: caro Severino, l'embrione è il dono di Dio all'uomo

DOCUMENTI Elio Sgreccia, Corriere della Sera

Monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, replica al filosofo Emanuele Severino, il quale, sul Corriere del 24 febbraio, aveva sostenuto che «la Chiesa sta affrontando i problemi della fecondazione assistita con concetti che si frantumano»

Ho pensato a lungo prima di rispondere all'articolo del prof. Emanuele Severino pubblicato sul Corriere della Sera il 24 febbraio 2005, e centrato sui miei due interventi comparsi qualche giorno prima sullo stesso giornale (8 e 17 febbraio).

La difficoltà che ho avuto nel rispondere derivava, e in parte la sento ancora, dal fatto che si fa fatica a comprendere la tonalità e i passaggi «logici» del suo scritto, certamente, penso, per mio difetto; tuttavia ho creduto doveroso offrire qualche chiarificazione per esprimere l'importanza che attribuisco al dialogo anche quando i percorsi filosofici sono assai diversi. Se, poi, i miei argomenti appariranno «frantumati» più di quelli di Severino e più di quelli degli avversari, mi accontenterò di essere capito dalla gente comune, desiderosa forse di riflettere, leggendo il mio povero scritto di replica.

01 dicembre 2004

L'embrione e il paradosso di Aristotele

DOCUMENTI Emanuele Severino, Corriere della Sera

Un uomo in potenza non può voler dire essere umano in atto

È di domenica la notizia che la Svizzera approva la ricerca sulle cellule staminali umane tratte dagli embrioni soprannumerari. E tra poco in Italia si aprirà la discussione su questo problema relativamente al referendum sull'uso delle cellule staminali. È allora il caso di avviare, con calma, la riflessione su questa importante e delicata questione.

Molti sostengono che l'embrione è un essere umano. Ma, al di là delle intenzioni, la loro logica - se vuol esser coerente ai propri princìpi - spinge ad affermare che l'embrione non è un essere umano. Lo si può scorgere in base a un «argomento» decisivo, che non è mai stato preso in considerazione e che indico qui per la prima volta, con la speranza di farmi capire.