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29 luglio 2012
12 febbraio 2008
La classe dirigente non legge più
DOCUMENTI Cinzia Fiorti, Corriere della Sera
Aggiornarsi? Inutile. «Il segnale di un Paese disilluso verso il futuro»Tirature 2008 è dedicato all'«Immaginario a fumetti», suggerendo involontariamente un percorso di consolatoria evasione dalle brutte notizie sulle patrie letture che giungono verso la fine dell'almanacco (a cura di Vittorio Spinazzola, edito dalla Fondazione Mondadori e il Saggiatore). È Pierfrancesco Attanasio a rivelare che la nuova classe dirigente italiana considera superfluo l'aggiornamento professionale. E chiarisce che siamo in piena tendenza al peggioramento. I dati globali: nel 2000 soltanto un occupato su quattro leggeva un libro l'anno per ragioni di lavoro, un dirigente o libero professionista o imprenditore su due e, addirittura, un ragazzo in cerca d'occupazione su dieci. Includendo quest'ultimo sconcertante dato, il nuovo millennio si apriva con soltanto sei milioni fra gli appartenenti alla popolazione attiva — impiegati e in attesa di impiego — che leggevano per aggiornarsi. Nel 2006 il loro numero è ulteriormente sceso. In cinque anni l'Italia si è ritrovata con un milione di lavoratori informati in meno: cinque milioni in tutto su 25 milioni e quattrocentomila occupati o in cerca d'occupazione.
07 febbraio 2008
Napoli meravigliosa (stralci dal 'Viaggio in Italia' di Goethe)
DOCUMENTI Johann Wolfgang Goethe, Viaggio in Italia
Johann Wolfgang Goethe soggiornò a Napoli due volte, a distanza di qualche mese, nel 1787. Le sue descrizioni dei luoghi e del popolo napoletano sono inevitabilmente intrise del sentimentalismo tipico dei viaggiatori nordici della sua epoca, ma la finezza del grande intellettuale e poeta traspare al di là dei quadri di maniera tratteggiati dalla sua penna. Ci restituisce non solo l'immagine vivida di luoghi di impareggiabile bellezza, ma, soprattutto, il carattere di un popolo: la capacità dei napoletani di usare la ricchezza dell'ambiente naturale a proprio vantaggio, senza approfittare, senza distruggere, trovando il proprio posto in un'economia fatta di scambi fittissimi, nient'affatto povera perché capace di creare un ciclo produttivo virtuoso, in cui ognuno svolge una funzione utile alla collettività e, nonostante tutto, compie bene e fino in fondo il proprio lavoro.La Napoli che Goethe ha conosciuto ricicla tutto fino all'inverosimile e questa capacità di riciclare, che i tragici roghi di rifiuti dei giorni nostri ci dicono forse irrimediabilmente perduta, si traduce in una vera ricchezza collettiva.
Sarei felice se le pagine su Napoli scritte da Goethe potessero stimolare chi oggi vive a Napoli a riscoprire quelle virtù, in modo da poter ricostruire la città e la vita collettiva su nuove (antiche) basi e dimostrare così al mondo che Napoli può essere una fucina di felicità, di civiltà e di cultura e non solo un luogo di desolazione e di malaffare.
25 novembre 2007
Capitalismo e tecnocrazia
DOCUMENTI Emanuele Severino, Il declino del capitalismo
Il filosofo Emanuele Severino spiega il paradosso del capitalismo, destinato a distruggere se stesso sia se continua a perseguire il proprio scopo naturale sia se decide di subordinarlo alla salvezza della Terra. Il testo seguente riproduce i capitoli 9 e 10 (pagine 54-66) del libro di Severino Il declino del capitalismo, pubblicato da Rizzoli nel 1993 e ristampato nel 2007.Il fine del capitalismo e il convitato di pietra
Tra le forze che hanno sconfitto il socialismo reale, il capitalismo è quella dominante. Anche il cristianesimo e la democrazia hanno avuto importanza in questa vicenda (peraltro tuttora in atto); ma il divario tra Est e Ovest si è rivelato insostenibile soprattutto sul piano dell'organizzazione degli strumenti che rendono possibile la sopravvivenza di una società. L'organizzazione capitalistica della tecnica si è rivelata superiore a quella comunista. D'altra parte lo scontro Est-Ovest è impensabile al di fuori dello sviluppo tecnologico guidato dalla scienza moderna. Nemmeno il capitalismo è concepibile separatamente da esso. Ma proprio per questo il capitalismo non è la tecnica. Questa differenza è riconosciuta da tutti. Si tratta però di coglierne il significato autentico.Sia Marx, sia gli avversari del marxismo ritengono che la tecnocrazia sia il punto più alto raggiunto dal capitalismo. Tuttavia si può stare nel punto più alto in molti modi. Anche il culmine di una parabola è il punto più alto; ma è anche quello da cui incomincia la discesa. Da tempo vado indicando i motivi che fanno pensare che la discesa del capitalismo sia già incominciata. Non si tratta delle difficoltà in cui oggi si trova l'economia capitalistica e che prima o poi possono essere superate. Si tratta di qualcosa di ben più decisivo: un insieme di forze di diversa natura e potenza agisce con pressione costante per distogliere il capitalismo dal fine che gli è proprio; e questo significa che esse agiscono per trasformare il capitalismo in qualcosa che non è più capitalismo.
04 novembre 2007
«Siamo qui a Dorondondario»
DOCUMENTI Denise Pardo, Razza Cafona
Il testo seguente riproduce il capitolo intitolato "Viaggi all'estero", alle pagine 169-183 di Razza cafona (Pironti editore, Napoli 1993), un celebre libro di inizio anni '90, oggi purtroppo dimenticato, scritto dalla giornalista de l'Espresso Denise Pardo.«Sono qui in Cina con Craxi e i suoi cari». La geniale battuta è di Giulio Andreotti, ministro degli Esteri, appena sceso dal jumbo dell'Alitalia noleggiato per l'occasione. Con questa frase apparentemente innocente, Andreotti riassume quella che doveva essere una rigorosa visita di Stato, il primo viaggio in Cina di un presidente del Consiglio italiano. È una delle battute più sottili e più azzeccate sull'atmosfera rampante degli anni Ottanta.
All'aeroporto di Pechino, il 29 ottobre 1986, accanto a un Andreotti piccolo e vestito di scuro, con cinque persone al seguito, e a sua moglie Livia in cappottino con misero accenno di pelliccia sul collo, si materializza una folla variopinta e vociante che circonda Bettino Craxi e sua moglie Anna. Craxi di fronte ai cinesi sembra un incombente Gulliver.
I "cari di Craxi" sono cinquantadue persone. Il presidente del Consiglio è il Brancaleone di un'armata a dir poco bislacca. Oltre alla moglie Anna, ci sono i figli Stefania e Bobo, che è accompagnato da Francesca Frassineto, la sua fidanzata. Craxi spiegherà: «Bobo non venne in un precedente viaggio per punizione: era stato bocciato. Questa volta non potevo rifiutarglielo». Come dare torto al cuore di un padre?
13 marzo 2007
Campania (in)felix
DOCUMENTI Alessandro Iacuelli, Le vie infinite dei rifiuti
L'inquinamento costante e sistematico dell'ambiente e dei suoi abitanti sta cambiando la morfologia del paesaggio, rendendolo ormai molto simile ad una grande discarica. Ciò che è visibile ad occhio nudo, tuttavia, non basta per comprendere un fenomeno molto più complesso, il cosiddetto "business dei rifiuti".Nel desolante paesaggio generale emerge Napoli, che agonizza soffocata dalle esalazioni dei rifiuti urbani, e la Campania, che muore avvelenata da materiali tossici, dalla politica compiacente e dalla criminalità che la assedia.
Le vie infinite dei rifiuti è un'inchiesta giornalistica che ricostruisce il viaggio e lo smaltimento dei materiali tossici verso la Campania e le motivazioni concrete dell'ormai cronica "emergenza rifiuti" della regione. Il testo seguente riproduce il primo capitolo del libro.
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